Guazzabuglio – Sentito per strada #1

Il mondo è un posto meraviglioso. Un fantastico guazzabuglio di eventi e situazioni, un brulicare di persone che fanno e dicono cose. Da frequentatrice assidua e annoiata di autobus, mi capita spesso di osservare ciò che mi capita intorno (e, qualche volta, le cose capitano direttamente a me, ahimè) e come faccio a non dire che ho sentito e visto cose esilaranti, pessime, assurde, buffe, teatrali, imbarazzanti?
È così che mi è venuto in mente di creare questa specie di rubrica (che non avrà alcuna periodicità fissa) dove raccogliere e condividere con te stralci di conversazioni captate per strada o in bus ed episodi realmente accaduti.

Per inaugurare la rubrica, riporto un pezzo di conversazione telefonica (il tipo migliore di conversazione, perché ti puoi solo immaginare cosa risponde la persona all’altro capo del filo) che ho sentito durante le mie ultime vacanze:

Quello si è bruciato la testa!
(…)
A questo punto era meglio se iniziava a drogarsi!
(…)
Piuttosto che mettere la sua vita nelle mani di una rumena conosciuta su Badoo…

La veemenza con cui l’interlocutore a portata del mio orecchio suggeriva di darsi alle droghe (pesanti!) era già esilarante di per sè, il paragone con Badoo ha reso il tutto ancora più divertente.
Ad ogni modo, credo che comunque Badoo sia effettivamente ancora la chat più infame esistente sulla faccia della Terra. Tu conosci chat più sordide? E cosa augureresti al tuo amico “piuttosto che mettere la sua vita nelle mani di una conosciuta su Badoo?“.
Liberiamo la creatività nei commenti.

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Proverbio metropolitano

Ogni mattina in autunno, quando ricominciano le scuole, un lavoratore si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di un’orda di quattordicenni brufolosi e scazzati se vuole riuscire a salire sull’unica corriera che lo può far arrivare puntuale a lavoro.
#sadstory #truestory

Trilogia di New York

Come poter definire i tre romanzi che compongono la “Trilogia di New York” di Paul Auster? È davvero una domanda difficile, ma quello che posso dire con assoluta certezza è che all’autore bastano due pagine per trascinare il lettore in una corrente sotterranea di inquietudine che non molla mai la presa. Aggiungi a questo senso di disagio una buona dose di “ma ci sto capendo qualcosa?” e sappi che la risposta sarà probabilmente no.

Trilogia di New York è un gioco di scatole cinesi, di piani paralleli, di trucchi da abile illusionista. Tutto è vero e tutto è menzogna, sino alla fine fiction e realtà sono inesorabilmente intrecciate, indistinguibili. Proprio per questo (e qui mi permetto una piccola divagazione) la trilogia di Auster mi ha ricordato un’altra trilogia che ho davvero amato, quella della città di K. I tre romanzi trattano le stesse tematiche e tutti i personaggi si muovono in un’atmosfera allucinata, da teatro dell’assurdo. Le storie narrate (e metanarrate!) si intersecano e rincorrono, la lettura è una spirale vertiginosa ed è per questo che a volte il lettore si sente confuso e smarrito, un po’ come quando si scende dalle montagne russe.

Paul Auster ci vuole belli svegli, curiosi, vuole rendere i suoi lettori investigatori, un po’ come i suoi personaggi. Ed esattamente come loro, vuole portarci al fallimento per svelare la verità dietro alle sue storie.
Insomma, “Trilogia di New York” è un libro complicato, che il lettore si deve veramente sudare e che, volente o nolete, ti entra sottopelle e ti costringe a lambiccarti il cervello. Una lettura difficile ma, e forse anche proprio per questo, affascinante.