Proverbio metropolitano

Tutto è in continua evoluzione, ma certe cose non cambiano mai…

The Growing up Chronicle

Ogni mattina in autunno, quando ricominciano le scuole, un lavoratore si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di un’orda di quattordicenni brufolosi e scazzati se vuole riuscire a salire sull’unica corriera che lo può far arrivare puntuale a lavoro.
#sadstory #truestory

View original post

Annunci

Tu sei le tue azioni

È un discorso che ciclicamente ritorna in ballo nella mia vita: non so affrontare bene i cambiamenti. Dopo anni uno dovrebbe averlo interiorizzato questo concetto, dovrebbe saperlo anche perché ci è già passato, eppure io continuo a fare fatica quando inizio a intravedere dei cambiamenti all’orizzonte. Fatica di Ercole specialmente per quanto riguarda il primo passo che dà il via a nuove esperienze. Certo, il passo più difficile è proprio il primo, quando sei ancora pieno di dubbi perchè una quota di rischio è sempre implicata in tutte le cose e non sai cosa ti porterà il cambiamento. Le strade della vita, poi, sono così lunghe e tortuose che neanche scorgi cosa c’è dopo la prima curva.

Allora ti fermi, cerchi di risolvere i dubbi. Stai lì a pensarci e ripensarci e più ci pensi, meno ti dai una mossa. Inizia a venirti paura e non sei più solo fermo, ma proprio paralizzato nel vortice dei tuoi dubbi. Perché puoi stare sicuro che i dubbi difficilmente danno risposte, ma sicuramente producono altri dubbi.

Ed è qui che devi trovare di nuovo la forza di cambiare modo di pensare. Anzi, devi passare dal pensare al fare, mettendoci tutto te stesso, perché solo il fare, in modo misterioso e un po’ magico, può dare risposte ai tuoi interrogativi. L’azione non si svolge mai come la immagini nella tua testa e ti permette di sgombrare il campo da paure infondate, scenari che non si concretizzeranno mai, fantasie surreali e astruse. Certo, la realtà ci porrà poi i suoi ostacoli, ma alle cose concrete si può trovare una soluzione facendo.

E anche quando siamo terrorizzati l’importante è ricordarsi che ciascuno di noi è le sue azioni, non i suoi pensieri o le sue intenzioni. Bisogna aggrapparsi a questo: ciò che alla fine lascia il segno è ciò che fai, non ciò che hai pensato, che avevi intenzione di fare o che hai pensato di aver intenzione di fare.

Vacanze matte

Presto, presto! Prima che l’estate finisca corri in libreria o in biblioteca e prendi dallo scaffale “Vacanze matte” di Richard Powell. Perchè questo è un romanzo adattissimo per prolungare lo stile di vita più scanzonato che si ha in vacanza e dunque è perfetto per allontanare ancora un po’ l’incombente arrivo dell’autunno. E perché ti farà sia sorridere che ridere proprio di gusto.

Protagonista di questa piccola perla, scritta nel 1959, è una famiglia del New Jersey che sta rientrando dalle vacanze. Una famiglia tutta particolare, che nella realtà pochi di noi sopporterebbero; i Kwimper (il cognome della famiglia), infatti, campano da sempre sulle spalle dello Stato. Il padre prende il sussidio di disoccupazione e un aiuto per il mantenimento dei figli piccoli, mentre il figlio grande, voce narrante delle “vacanze matte”, gode di una pensione di invalidità che non merita. Date le premesse, sospettavo che i Kwimper mi potessero stare piuttosto antipatici, ma la bravura di Powell sta proprio nel riuscire a far amare al lettore questi suoi personaggi furfantelli. Si vive con loro, si simpatizza con loro, si fa il tifo per loro. Perché alla fine i Kwimper rappresentano la resistenza alle prepotenze del mondo e il rifiuto all’ordinata conformità che la società vuole a tutti i costi imporre.

“Vacanze matte” mantiene la stessa fresca comicità, mai volgare, per tutte le oltre 230 pagine di narrazione. E per conto mio, avrei voluto passare molto più tempo con la famiglia Kwimper.