10 e 25

A Bologna, c’è un orologio diverso da tutti gli altri.
Un orologio che da 37 anni è fermo alle 10 e 25.
E’ l’orologio della stazione di Bologna, l’orologio simbolo della strage avvenuta il 2 agosto 1980.
Un orologio che suscita un brivido ogni volta che ci passi davanti, anche se, nel 1980, non c’eri nemmeno, esattamente come me. Un orologio che supplisce alla mancanza di una pagina di storia che, puntualmente, nelle scuole non viene raggiunta.

Fissare quelle lancette immobili vuol dire mettersi faccia a faccia con quel sabato di incredulità, terrore e frenesia. Vuol dire farsi delle domande e chiedersi, per l’ennesima volta: “Perchè?”.
E vuol dire ricordare le 85 persone uccise da quell’atto di terrorismo insensato, le loro famiglie e quel processo giudiziario che per anni non ha dato pace nè giustizia nè alle une nè alle altre.

Ogni 2 agosto, da 37 anni, Bologna si vela di lacrime e non potrebbe essere altrimenti. Lacrime di dolore, lacrime di rabbia; lacrime che ogni anno, ruggiscono ancora più forte.

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Apulia dreaming

Ulivi. Distese di ulivi a perdita d’occhio.

E la terra rossa, di fuoco, sabbiosa.

In contrasto, chilometri di muretti di sassi bianchi impilati a secco. Equilibrismi, i fichi d’india posti a guardia.

Fichi d’india, uva da tavola, olio ricco, orecchiette, cime di rapa, melanzane, panzerotti. La tipica focaccia pugliese da mangiare in riva al mare.

Quel mare limpido, fresco, sfumato di centinaia di tonalità di blu. Un mare calmo, capace di infonderti pace al primo tuffo.

Una Puglia appena scoperta. E da tornarci dieci, centro, mille volte.