Il primo passo

Il primo passo è sempre il più difficile.
Stare fermi impone una certa staticità, una roba da prurito, ma la staticità è in qualche modo sicurezza. Per fare un passo, innanzitutto, occorre stabilire in quale direzione allungare la gamba e non sempre è così facile stabilire dove andare. Già solo questa prima fase è così spaventosa che, talvolta, è sufficiente per portare alla rinuncia.

Altre volte sai in che direzione muoverti, ma tra il dire e il fare, come si sa, c’è in mezzo il mare. Non so se ti è mai capitato, ma è come quando vuoi colmare una distanza con un salto e non sei sicuro di avere lo slancio necessario nelle gambe. Allora, stai lì e ti concentri. Visualizzi il punto di arrivo e ti concentri. Il tuo cervello cerca di inviare un segnale agli arti inferiori, tanto che senti un debole impulso percorrere il tuo corpo. Subito frenato. Neanche ti stacchi dal tuo blocco di partenza e ricomincia tutto da capo. Poi ti stanchi e abbandoni, rinvii il momento a data da destinarsi. E succede perché, come dice Gramellini:

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.

Perdere l’equilibrio fa paura. Presuppone momenti d’incertezza e caos e insicurezza.
Bisogna mettere da parte tutto questo per vedere la bellezza di quello che potresti ottenere sbilanciandoti.
E poi, semplicemente, fare quel passo. Il primo passo.

La ballata di Adam Henry

“La ballata di Adam Henry” è il penultimo romanzo di Ian McEwan che, prendendo spunto da un caso giudiziario realmente accaduto, dona al lettore una storia dai profondi risvolti etici e morali.la-ballata-di-adam-henry

Due sono i protagonisti di cui s’intrecciano i destini: il minorenne Adam Henry, giovane malato di leucemia che, in quanto Testimone di Geova, rifiuta le trasfusioni di sangue che potrebbero salvargli la vita, e Fiona Maye, giudice della Corte Suprema che deve prendere una decisione circa quale sia il miglior interesse di Adam, se salvargli la vita o concedergli il diritto di decidere della sua morte.

Senza dire altro, già capisci che la morale pervade il racconto, lasciando al lettore la responsabilità di comprendere, soppesare, valutare. Non sarebbe però McEwan se, oltre a questo, non ci fossero altri spunti di riflessione altrettanto corposi. Anche in questo romanzo, come già in Espiazione, viene affrontato il tema della colpa e, ancora più interessante ho trovato un’altra tematica. Fiona entra a gamba tesa nella vita di Adam e ne rivoluziona il sistema culturale, senza però offrirgli una chiara visione nè gli strumenti adatti a vivere una nuova vita. Pensa di fargli del bene, di aiutarlo, ma lo pensa con la sua testa senza mettersi nei panni di Adam… quante volte noi stessi pensiamo di fare del bene, ma finiamo per causare dolore, sebbene mossi dalle nostre più nobili intenzioni?

Spunti a parte, sui quali ho ricamato per giorni (e anzi, non ho ancora finito), ho fatto un po’ fatica ad appassionarmi alla storia. Sicuramente avrei preferito ci fosse più spazio per l’interazione fra Adam e Fiona o altri approfondimenti sui Testimoni di Geova (che mi sono resa conto di non conoscere affatto). Invece, ad avere ampia risonanza è la vita interiore ed esteriore di Fiona, ma temo di non avere colto il senso di questa decisione. Tuttavia, sono contenta di aver letto questo libro anche perché, magari non sarà il miglior McEwan, ma è pur sempre McEwan.

Tre uomini in barca

Se ripenso a tutti i libri che ho letto sinora nella mia vita (397, stando a quanto dice la mia pagina su Anobii, anche se qualcuno manca sicuramente all’appello), nessuno è accomunabile a 3uomininbarca-cover“Tre uomini in barca (per non parlar del cane)” scritto da Jerome K. Jerome nel 1889.

A quasi 130 di distanza, questo romanzo umoristico, condito da interessanti digressioni storico-culturali, è estremamente attuale.
Ti puoi infatti scordare l’Ottocento del “voi”,
dei costumi voluminosi, delle storie d’amore struggenti; piuttosto, preparati a ridere di gusto degli aneddoti che l’autore ha saggiamente sparso qua e là per il libro e a riflettere sui fatti della vita. Aneddoti validissimi che potrebbero essere stati scritti anche ieri, riflessioni universali che riguardano l’umanità intera.

Il grande pregio di questo romanzo, secondo me, è la sapiente combinazione di tanti ingredienti in modo leggero e ironico che ha creato, in modo naturale, un piacevole contrasto fra humor e momenti di introspezione.

Avrai già capito che te lo consiglio; tra l’altro, rientra fra i classici della letteratura inglese e si sa che un classico ogni tanto bisogna spararselo. Non dovesse bastare (perché in effetti ho volutamente tralasciato di scrivere alcunché sulla trama, anche se già dal titolo si evince che ci sono 3 uomini e che fanno una gita in barca), ti lascio alla lettura di uno dei passi che ho preferito durante la lettura.

Per me si tratta di vera e propria saggezza, e non mi riferisco solo alla presente circostanza, ma al nostro viaggio in generale sul fiume della vita. Quanta, quanta gente nel corso di quel viaggio sovraccarica la barca in modo tale d correre il rischio di affondare con un bagaglio d’inutili cose che a loro sembrano essenziali a rendere il viaggio comodo e piacevole, e che altro non sono se non inutile zavorra.
Come straccaricano la povera navicella di bei vestiti e grandi case, di servi inutili […] e ancora, della zavorra più pesante e assurda! … della paura di ciò che penserà il vicino. […] È zavorra, amico… tutta zavorra! […]
Getta la zavorra, amico! Fa che la barca della tua vita sia leggera, carica soltanto di ciò che è indispensabile… una casetta ospitale, semplici gioie, due o tre amici degni di questo nome, qualcuno da amare e da cui essere riamato, un gatto, un cane, due o tre pipe, quel tanto che basta per sfamarti e vestirti e appena un po’ più del necessario per togliere la sete; perché la sete è una cosa pericolosa.
Allora la barca ti sembrerà più leggera e meno incline a rovesciarsi; e se anche si rovesciasse non sarà poi un gran guaio: le merci buone resistono all’acqua.