Il primo passo

Il primo passo è sempre il più difficile.
Stare fermi impone una certa staticità, una roba da prurito, ma la staticità è in qualche modo sicurezza. Per fare un passo, innanzitutto, occorre stabilire in quale direzione allungare la gamba e non sempre è così facile stabilire dove andare. Già solo questa prima fase è così spaventosa che, talvolta, è sufficiente per portare alla rinuncia.

Altre volte sai in che direzione muoverti, ma tra il dire e il fare, come si sa, c’è in mezzo il mare. Non so se ti è mai capitato, ma è come quando vuoi colmare una distanza con un salto e non sei sicuro di avere lo slancio necessario nelle gambe. Allora, stai lì e ti concentri. Visualizzi il punto di arrivo e ti concentri. Il tuo cervello cerca di inviare un segnale agli arti inferiori, tanto che senti un debole impulso percorrere il tuo corpo. Subito frenato. Neanche ti stacchi dal tuo blocco di partenza e ricomincia tutto da capo. Poi ti stanchi e abbandoni, rinvii il momento a data da destinarsi. E succede perché, come dice Gramellini:

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.

Perdere l’equilibrio fa paura. Presuppone momenti d’incertezza e caos e insicurezza.
Bisogna mettere da parte tutto questo per vedere la bellezza di quello che potresti ottenere sbilanciandoti.
E poi, semplicemente, fare quel passo. Il primo passo.