► Play / II Pause

La fretta si innamorò della lentezza degli alberi e dei fiumi ma fu respinta. Allora si innamorò del tempo degli uomini e fu ricambiata.

Fabrizio Caramagna

Sono state settimane di corse forsennate a lavoro e a casa. Liste infinite di cose da fare, di impegni da incastrare. Quanto ho desiderato esistesse un tasto pausa da premere per poter riprendere fiato. Poi mi sono ricordata una cosa che sapevo già, ma che presa dalla fretta mi ero scordata: una roba del genere non esiste, a meno che non te la crei da solo. Ed eccomi qui, a scrivere di nuovo! 😉

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Il primo passo

Il primo passo è sempre il più difficile.
Stare fermi impone una certa staticità, una roba da prurito, ma la staticità è in qualche modo sicurezza. Per fare un passo, innanzitutto, occorre stabilire in quale direzione allungare la gamba e non sempre è così facile stabilire dove andare. Già solo questa prima fase è così spaventosa che, talvolta, è sufficiente per portare alla rinuncia.

Altre volte sai in che direzione muoverti, ma tra il dire e il fare, come si sa, c’è in mezzo il mare. Non so se ti è mai capitato, ma è come quando vuoi colmare una distanza con un salto e non sei sicuro di avere lo slancio necessario nelle gambe. Allora, stai lì e ti concentri. Visualizzi il punto di arrivo e ti concentri. Il tuo cervello cerca di inviare un segnale agli arti inferiori, tanto che senti un debole impulso percorrere il tuo corpo. Subito frenato. Neanche ti stacchi dal tuo blocco di partenza e ricomincia tutto da capo. Poi ti stanchi e abbandoni, rinvii il momento a data da destinarsi. E succede perché, come dice Gramellini:

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.

Perdere l’equilibrio fa paura. Presuppone momenti d’incertezza e caos e insicurezza.
Bisogna mettere da parte tutto questo per vedere la bellezza di quello che potresti ottenere sbilanciandoti.
E poi, semplicemente, fare quel passo. Il primo passo.