Una scheggia sottopelle

A volte mi sento come se avessi una scheggia sottopelle. Una di quelle conficcate completamente, comode comode, sotto il primo strato di epidermide.
Hai presente, no? Più che altro ti provoca fastidio perché quando ti guardi, lei è lì, e quando la sfiori un po’ male ti fa. E non riesci a tirarla fuori agevolmente, anche cercare di andarci sotto con l’unghia e sollevarla è inutile. Ci vuole un arnese adatto, un ago, uno spillo.

A volte mi sento come se avessi una scheggia sottopelle e dovessi ancora trovare l’arnese adatto per toglierla. Che poi forse il problema è tutto qui; forse certe schegge devono restare esattamente dove sono.

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Guazzabuglio – Accaduto per strada #1

Trovo che la superstizione sia una cosa buffa e buffi sono gli episodi che scaturiscono da essa. Immagina questo (realmente accaduto).
Bologna, un tiepido giorno di metà autunno. Fermata dell’autobus, un autobus che non passa neanche lontanamente agli orari indicati dalle tabelle orarie. Accanto a te solo un nonnino che pazientemente aspetta scrutando il traffico cittadino. Motorini che fanno slalom fra le macchine, rari ciclisti che sfidano la sorte su una delle arterie più pericolose della città, un taxi e… un carro funebre col suo mesto carico che si ferma proprio alla tua altezza. La reazione del caro nonnino è immediata: il pollice si chiude su medio e anulare raccolti, nel gesto di fare le corna.
Ora, doveva essere una brutta giornata per gli autisti del carro funebre. Insomma, già il lavoro non deve essere il massimo della gioia, c’era traffico, magari era l’ennesimo trasporto del giorno. Sta di fatto che, quello dei due che stava sul sedile del passeggero, risponde con un altro gesto altrettanto ancestrale, ovvero alzando il dito medio.

Non sto a riportare la sequela di improperi in cui è esploso il dolce nonnino, ormai trasformatosi in un campione di bestemmie, dico solo che ho dovuto affondare la faccia dentro la mia sciarpina per non far vedere che me la stavo ridendo di gusto.

E tu, sei superstizioso? Hai assistito a qualche scena simile? Raccontami tutto nei commenti!

Le otto montagne

Le otto montagne” di Paolo Cognetti ha vinto il premio Strega nel 2017.
Tutto ciò che ho pensato nel leggere le 208 pagine che compongono il romanzo è stato: “ma perchè?”.
Come sempre, la mia è la più umile delle opinioni personali, ma ho trovato questo libro banale, privo di una voce sua propria al punto da ricordarmi, anche se indistintamente, altre storie già lette, trite e ritrite. Non fraintendermi, la prosa è chiara e ci sono sicuramente anche delle belle frasi, ma tutto mi è sembrato molto artificioso; il risultato è che questo libro non mi ha trasmesso assolutamente nulla.

La cosa che mi ha lasciato più delusa è questa: a me piace moltissimo leggere libri che non trattano di argomenti che godono già della mia predilezione. È in questo modo che scopro nuove idee, nuove sensibilità, nuovi punti di vista. Il massimo è quando un libro ti spinge ad andare oltre, ad approfondire gli argomenti di cui tratta (vedi, Leggere Lolita a Teheran). Ebbene, questo libro, in gran parte incentrato sulla montagna, sulla passione che ti porta a camminarne i sentieri e a scalarle fino ad arrivare a quote da record, non ha operato la magia. Non mi ha fatto nascere nemmeno la più piccola delle scintille nemmeno per un secondo.

E ti dirò di più, anche confrontandomi con altre persone ho scoperto che chi era già appassionato di montagna ha trovato il romanzo bellissimo, mentre chi non aveva mai coltivato questa passione non ha provato amore per la storia. Insomma, se già non ti piace la montagna, questo libro non te la fa amare e come faccio a non dire che per me questo lo rende un romanzo molto limitato?

Detto ciò, forse ti è sembrata una “recensione” molto negativa, ma a dire la verità questo romanzo alla fin fine mi ha lasciata indifferente.
Tu lo hai letto? Ti è piaciuto? Dai, parliamone! Sono in cerca di opinioni discordanti per vedere se per caso non mi è sfuggito qualcosa.