Le intermittenze della morte

Le intermittenze della morte è il primo libro di Josè Saramago che ho letto; è stato un colpo di fulmine, perciò sicuramente non sarà l’ultimo. intermittenze-morte-coverSe già conosci Saramago, credo che ti riconoscerai in quanto sto per dire, mentre se non lo conosci, tieni in considerazione questa avvertenza: la scrittura di Saramago non è facile. Anzi, all’inizio è proprio dura da digerire. Le prime 30 pagine di questo romanzo sono state tutte in salita, ma sono estremamente contenta di avere insistito perché, una volta che ti sei abituato alla pressoché totale assenza di punteggiatura – eccezion fatta per le virgole – e alle complesse frasi lunghe mezza pagina, ti si apre un mondo ricco di fantasia, conoscenza, ironia e satira. Sì, magari capita di dover tornare indietro e rileggere certe frasi, ma ne vale assolutamente la pena.

Entrando nel merito di questo libro, l’impressione che ho avuto è che in realtà sono due libri in uno. A essere particolarmente intrigante è il postulato iniziale. Una domanda che apre uno scenario surreale, un mondo di possibilità: “cosa succederebbe se?”. Nella fattispecie, “cosa succederebbe se, un giorno, la morte non esistesse più?”. Già solo per aver avuto una idea simile, io a Saramago faccio un inchino. Quando poi, nel corso della prima parte del libro, snocciola una puntuale analisi socio-antropologica, illuminando tutte le problematiche di questo nuovo mondo, mi prostro completamente. La seconda parte del libro è invece focalizzata su un caso particolare ed è molto più poetica e romantica, nel senso culturale del termine. Non aggiungo altro per evitare di passare dall’invito alla lettura agli spoiler.

Una volta chiuso il libro (e avendo sbirciato altre sinossi) ho capito perché Saramago abbia vinto il premio Nobel. È per questo che, pur essendo un autore particolare, mi sento di consigliarti di inserire almeno uno dei suoi romanzi nella tua lista dei libri “DA LEGGERE”.

The Photo Challenge #24 – Tiny

Things look very different when you see them from an unusual point of view. For example, imagine you find yourself on the top of a castle tower and you look down. What you might see is similar to what you see in the picture I chose for this week’s challenge.

teeny-tiny
Everything looks so small: the trees, the houses, the church and even the belfry, which you would normally consider majestic. But, the tiniest thing you see (actually nothing more than some colorful dots in this pic) is us. People.
Teeny-tiny as we are, we’re capable of greatness: great goods and, unfortunately, of great bads too. I don’t know, I think we should be very aware of the fact that we are really nothing more than a spec of dust in the universe. At the same time, as small as we are, we can achieve great goals if only we put our minds to it. History proves it. And isn’t that mind-blowing?

Emmaus

Prendi Baricco, spoglialo della sua qualità onirico-immaginifica e quello che ottieni è Emmaus, un romanzo di realtà, ambientato in una città italiana nella 88-07-88637-9_Baricco_Emmaus.inddcattolica Italia anni Settanta.

Di per sè la trama è molto semplice, ma Emmaus non è un romanzo facile.
Non lo è perché, come sempre, lo stile di scrittura è ricercato in maniera esasperante (Sandrino, sai scrivere, lo abbiamo capito!), ma soprattutto perché ci vuole tanta cooperazione interpretativa da parte del lettore per riempire gli spazi bianchi lasciati da Baricco. A me questa cosa è piaciuta tanto ed è per questo che te ne parlo e te lo consiglio. Mi rendo però conto che bisogna leggerlo con la giusta predisposizione d’animo, ma ciò che è indubbio è che le tante esche lanciate rendono Emmaus un romanzo che parla alla nostra parte più esistenziale.

Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era e tuttavia sederci alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul cammino? Cuori piccoli – li nutriamo di grandi illusioni, e al termi del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo – fidandoci di un Dio che non sa più di sé stesso. Per questo conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo – perenne scoperta tardiva.

Ci sarà forse un gesto che ci farà capire. Ma per adesso, noi viviamo, tutti.

È di questo che Emmaus tratta. Dell’umanità tutta, di noi e del nostro essere quasi sempre incomprensibili agli altri e a noi stessi.