Insegnamenti atavici

Le cose che impariamo da piccoli, nei nostri primi anni di vita, gli insegnamenti che ci vengono dati si radicano ben bene nel nostro profondo e contribuiscono a plasmarci. Ci sono dati e cumuli di ricerche scientifiche a supporto di questo postulato, ma lo vedi anche più semplicemente nella vita di tutti i giorni.

Sarà per questo che quando ho a che fare con un prepotente il mio istinto primario è quello di piazzargli un bel pugno sul naso. E fidati di me, se potessimo risolvere le cose così facilmente come accadeva all’asilo sarebbe un mondo migliore.

PS
A questo proposito consiglio “Carnage” di Roman Polanski, con particolare attenzione da prestare alle scene di apertura e chiusura del film.

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Il problema della verità

Chi lo sa se la verità è sempre vera.
Ciò che è vero per me, può essere non vero per te.
Vero è, che di verità dovrebbe essercene una sola.
E non è vero che è questo a farci mettere veramente alla sua ricerca?
Che poi, vero o non vero, non lo sapremo mai.
Forse.

PS
Se qualcuno riesce a risolvere l’arcano, faccia un fischio!

10 e 25

A Bologna, c’è un orologio diverso da tutti gli altri.
Un orologio che da 37 anni è fermo alle 10 e 25.
E’ l’orologio della stazione di Bologna, l’orologio simbolo della strage avvenuta il 2 agosto 1980.
Un orologio che suscita un brivido ogni volta che ci passi davanti, anche se, nel 1980, non c’eri nemmeno, esattamente come me. Un orologio che supplisce alla mancanza di una pagina di storia che, puntualmente, nelle scuole non viene raggiunta.

Fissare quelle lancette immobili vuol dire mettersi faccia a faccia con quel sabato di incredulità, terrore e frenesia. Vuol dire farsi delle domande e chiedersi, per l’ennesima volta: “Perchè?”.
E vuol dire ricordare le 85 persone uccise da quell’atto di terrorismo insensato, le loro famiglie e quel processo giudiziario che per anni non ha dato pace nè giustizia nè alle une nè alle altre.

Ogni 2 agosto, da 37 anni, Bologna si vela di lacrime e non potrebbe essere altrimenti. Lacrime di dolore, lacrime di rabbia; lacrime che ogni anno, ruggiscono ancora più forte.