Una scheggia sottopelle

A volte mi sento come se avessi una scheggia sottopelle. Una di quelle conficcate completamente, comode comode, sotto il primo strato di epidermide.
Hai presente, no? Più che altro ti provoca fastidio perché quando ti guardi, lei è lì, e quando la sfiori un po’ male ti fa. E non riesci a tirarla fuori agevolmente, anche cercare di andarci sotto con l’unghia e sollevarla è inutile. Ci vuole un arnese adatto, un ago, uno spillo.

A volte mi sento come se avessi una scheggia sottopelle e dovessi ancora trovare l’arnese adatto per toglierla. Che poi forse il problema è tutto qui; forse certe schegge devono restare esattamente dove sono.

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Vivere

Per quanto io sia pragmaticamente impulsiva, veloce nel muovermi quando c’è da fare qualcosa, e forse proprio perché mi avanza del tempo, mi faccio anche dei viaggi mentali e delle riflessioni che Socrate levati. Alla soglia dei trent’anni, ogni tanto mi capita di pensare alla vita in generale (e giuro che di hobby ne ho tanti!).

Vivere significa gestire l’ignoto.
Non sappiamo mai chi o che cosa incrocerà la nostra strada, ma sappiamo che dovremo gestire quello che succede. Facile a dirsi, decisamente arduo a farsi eppure non ci si può sottrarre. Se ti sottrai, non stai davvero vivendo.
Perché vivere non è sedersi sugli allori, né nascondersi in attesa che la tempesta passi; vivere significa continuare a imparare, sfruttare le buone occasioni, rimediare agli errori o semplicemente imparare da essi e poi lasciare andare ciò che è stato. Significa reagire. Con gioia o con lacrime, con entusiasmo o con sofferenza: anche se ciascuno di noi, per un vizio di cultura, valuta le cose positive molto di più di quelle negative, tutto ha lo stesso valore e ogni pezzo serve a far girare l’unica macchina che sia davvero in grado di reggere il moto perpetuo. La vita.