Le otto montagne

Le otto montagne” di Paolo Cognetti ha vinto il premio Strega nel 2017.
Tutto ciò che ho pensato nel leggere le 208 pagine che compongono il romanzo è stato: “ma perchè?”.
Come sempre, la mia è la più umile delle opinioni personali, ma ho trovato questo libro banale, privo di una voce sua propria al punto da ricordarmi, anche se indistintamente, altre storie già lette, trite e ritrite. Non fraintendermi, la prosa è chiara e ci sono sicuramente anche delle belle frasi, ma tutto mi è sembrato molto artificioso; il risultato è che questo libro non mi ha trasmesso assolutamente nulla.

La cosa che mi ha lasciato più delusa è questa: a me piace moltissimo leggere libri che non trattano di argomenti che godono già della mia predilezione. È in questo modo che scopro nuove idee, nuove sensibilità, nuovi punti di vista. Il massimo è quando un libro ti spinge ad andare oltre, ad approfondire gli argomenti di cui tratta (vedi, Leggere Lolita a Teheran). Ebbene, questo libro, in gran parte incentrato sulla montagna, sulla passione che ti porta a camminarne i sentieri e a scalarle fino ad arrivare a quote da record, non ha operato la magia. Non mi ha fatto nascere nemmeno la più piccola delle scintille nemmeno per un secondo.

E ti dirò di più, anche confrontandomi con altre persone ho scoperto che chi era già appassionato di montagna ha trovato il romanzo bellissimo, mentre chi non aveva mai coltivato questa passione non ha provato amore per la storia. Insomma, se già non ti piace la montagna, questo libro non te la fa amare e come faccio a non dire che per me questo lo rende un romanzo molto limitato?

Detto ciò, forse ti è sembrata una “recensione” molto negativa, ma a dire la verità questo romanzo alla fin fine mi ha lasciata indifferente.
Tu lo hai letto? Ti è piaciuto? Dai, parliamone! Sono in cerca di opinioni discordanti per vedere se per caso non mi è sfuggito qualcosa.

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Letture estive 2018 – vol. II

Ed ecco qui gli altri titoli che ho letto negli ultimi tempi con tanto di (s)consigli di lettura.

Cassandra (Christa Wolf) – Il racconto della vita, dall’infanzia al compiersi del suo destino, di colei che era destinata a non essere creduta. Quasi un saggio sui meccanismi inarrestabili della guerra, sulla rovina portata dai giochi di potere, sulla perdita dell’umanità, sul coraggio e sulla solidarietà femminile. Molto interessante ma la lettura non è semplice, forse per la traduzione a tratti confusamente aulica.

Il dio delle piccole cose (Arundhati Roy) – Un libro dal quale non sono riuscita a staccarmi, ogni momento era buono per infilare il naso fra le pagine. Una narrazione che avvince il lettore sin dalle prime pagine per trascinarlo fino all’inevitabile, un non detto costantemente presente, un evento capace di cambiare intere vite. Consigliatissimo!

Scorre la Senna (Fred Vargas) – Un giallo, d’estate, ci sta sempre bene. I tre racconti che compongono questo volumetto sono però trascurabili.

Musica (Yukio Mishima) – Una paziente manipolatrice e uno psicanalista “da manuale” per un’investigazione di un caso di frigidità. “Musica”, per me, è un romanzo strano, che non mi ha convinta fino in fondo. Ciononostante, il libro presenta spunti interessanti ed è scritto bene per cui sono incline a dare a Mishima un’altra possibilità, magari con una delle sue opere più riuscite.

Americanah (Chimamanda Ngozi Adichie) – Questo romanzo tratta tantissimi temi diversi e tutti profondi come la razza (o la sua invenzione), l’immigrazione/emigrazione, la costruzione e/o il plasmarsi di una nuova identità quando si vive in un Paese diverso da quello di origine e, non ultimo, l’amore. Perché sì, alla fine è un romanzo che parla anche d’amore. E, a me, ha fatto venire una gran voglia di cercare su Google i capelli al naturale di Michelle Obama. Leggilo e capirai il perché!

Hai letto qualcuno di questi libri? Ti sono piaciuti?

Letture estive 2018 – vol. I

Ed eccoci con l’ormai immancabile rubrica (senza titolo) dedicata alla carrellata dei libri che ho letto nell’intervallo tra una puff! sparizione e la conseguente puff! riapparizione su questi schermi, con altrettanto immancabili (s)consigli di lettura.

L’opera al nero (Marguerite Yourcenar) – Mi sento quasi in imbarazzo a scriverlo, ma questo libro proprio non lo consiglio. Marguerite Yourcenar sarà anche un mostro sacro, ma il suo stile di scrittura mi ha fatto addormentare sulle pagine più di una volta. Meglio della forma è il contenuto, ma anche questo a tratti decisamente troppo ampolloso per i miei gusti.

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (Éric-Emmanuel Schmitt) – Un romanzo breve che scorre leggero, ma che va in profondità. Per questo si rivela una piccola perla!

Le nostre anime di notte (Kent Haruf) – Una storia molto realistica raccontata con uno stile delicato, eppure capace di toccare le corde giuste. Un romanzo che tratta della solitudine, del suo superamento e del bisogno dell’uomo di creare legami in tutte le fasi della vita.

Olive Kitteridge (Elizabeth Strout) – Un romanzo composto tra 13 racconti che hanno come filo conduttore la presenza, più o meno ingombrante, di Olive Kitteridge. 13 fotografie schiette e impietose di vite più o meno ordinarie e quindi, in definitiva, della condizione umana. Questo libro merita di essere letto e non solo perchè ha vinto il Pulitzer nel 2009…

La banda dei brocchi (Jonathan Coe) – Un ritratto dell’Inghilterra anni ’70 sospesa tra questioni sindacali e l’avvento della Thatcher, tra il rock progressivo e la nascita del punk, tra perbenismo e questione irlandese. Il tutto con lo stile di Coe, che a me piace proprio tanto.

Hai già letto qualcuno di questi libri? Li consiglieresti oppure no?