Il primo passo

Il primo passo è sempre il più difficile.
Stare fermi impone una certa staticità, una roba da prurito, ma la staticità è in qualche modo sicurezza. Per fare un passo, innanzitutto, occorre stabilire in quale direzione allungare la gamba e non sempre è così facile stabilire dove andare. Già solo questa prima fase è così spaventosa che, talvolta, è sufficiente per portare alla rinuncia.

Altre volte sai in che direzione muoverti, ma tra il dire e il fare, come si sa, c’è in mezzo il mare. Non so se ti è mai capitato, ma è come quando vuoi colmare una distanza con un salto e non sei sicuro di avere lo slancio necessario nelle gambe. Allora, stai lì e ti concentri. Visualizzi il punto di arrivo e ti concentri. Il tuo cervello cerca di inviare un segnale agli arti inferiori, tanto che senti un debole impulso percorrere il tuo corpo. Subito frenato. Neanche ti stacchi dal tuo blocco di partenza e ricomincia tutto da capo. Poi ti stanchi e abbandoni, rinvii il momento a data da destinarsi. E succede perché, come dice Gramellini:

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.

Perdere l’equilibrio fa paura. Presuppone momenti d’incertezza e caos e insicurezza.
Bisogna mettere da parte tutto questo per vedere la bellezza di quello che potresti ottenere sbilanciandoti.
E poi, semplicemente, fare quel passo. Il primo passo.

My Walden

<English version here.>

Prendi un luogo che conosci bene, quasi quanto le tue tasche, e guardalo con occhi nuovi. Dimentica quello che già sai e lasciati entusiasmare dalle piccole cose.

lagopanorama

Assapora la pace e l’armonia che trovi solo nel bosco. Il silenzio che ti avvolge mentre ti addentri, il profumo dei pini che si fa pungente nelle narici, i raggi del sole che filtrano appena qua e là. La natura padrona che popola la montagna con scoiattoli che si arrampicano sugli alberi, cerbiatti che furtivi attraversano i sentieri, funghi che spuntano dove soltanto il giorno prima non c’era niente.

Il peso dell’aria ha un’altra grammatura e una trasparenza che svela il cielo. Il verde ricco della vegetazione si staglia sull’azzurro e la panna morbida delle nuvole che, puntualissime, iniziano a radunarsi nel primo pomeriggio.

L’acqua incontaminata delle cascate che scorre su massi muschiati.

Lo specchio calmo del lago turbato dai guizzi dei pesci che sfuggono alle lenze.

Il dolce delle more sulla lingua, mentre i palmi si tingono di rosso e le dita punzecchiate dai rovi.

Il crack dei rami secchi sotto le suole, il fruscio delle foglie che ondeggiano in alto.

Gli uccelli che lanciano il loro richiamo per trovare compagnia o anche solo per la voglia di farlo.

La mia vita nei boschi.

p

Pick a place you know very well and try to look at it through new eyes. Forget what you already know and get excited by the little things.

Enjoy the peace and harmony that you only find in the woods. The silence that wraps you while you penetrate, the scent of pine trees that becomes pungent into your nostrils, the sun rays filtering here and there. Mother Nature that populates the mountain with squirrels climbing trees, furtive fawns crossing the paths, mushrooms sprouting where, just the day before, there was nothing.

In the mountains, air has a different weight and transparency. The rich green vegetation blends with the blue sky and the soft white cream of which clouds seem made of.

The pristine water cascading and flowing over mossy boulders.

The sweet taste of blackberries on the tip of the tongue, while hands become reddish and fingers get stung by brambles.

The creak of branches under your feet, the rustling of leaves swaying in the wind.

The birds call in order to gather or even just because they want to.

This, my walden.