San Gimignano, il borgo turrito

Nella vita le certezze sono poche, ma una di queste è che un weekend passato in Toscana non delude mai. Motivo per cui, a cinque mesi dalle ferie invernali e con quelle estive ancora ben al di là da arrivare, io e il mio ragazzo abbiamo deciso di regalarci proprio una due giorni di full immersion tra gli ameni paesaggi toscani, fermandoci a visitare San Gimignano, Volterra e Siena.

Dunque, prima tappa: San Gimignano, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1990. Penso tu ormai abbia capito che i borghi medievali mi affascinano parecchio e San Gimignano è conservato tanto bene che, guardando gli edifici e le strade nel loro insieme, è estremamente facile immergersi in una atmosfera trecentesca. Passeggiando per le vie si prova una sensazione di calore e non si può fare a meno di continuare a voltarsi di qua e di là, per essere sicuri di riuscire a imprimere nella mente tutta la bellezza che si offre davanti agli occhi. Anche solo girovagare per il centro storico è un’esperienza e puoi permetterti di bighellonare quanto vuoi perché il borgo è tanto raccolto che una giornata è sufficiente per visitarlo.

Io, come sempre, ricerco avidamente i migliori punti panoramici. A San Gimignano ce ne sono diversi, dai quali si può ammirare sia il borgo che la meravigliosa campagna circostante. Quello che proprio non ti puoi perdere è Torre Grossa; delle oltre 70 case torri esistenti nel Medioevo, oggi ne rimangono 13 e, tra queste, Torre Grossa è ancora aperta al pubblico. Vale assolutamente la pena di scalarne i 54 metri di altezza in 218 gradini: la vista una volta arrivati in cima ripaga di tutta la fatica.

E dopo tanto girovagare, dopo i tanti gradini e le innumerevoli foto scattate, anche lo stomaco reclama la sua parte e, se come noi non hai tanto tempo, puoi saziarti con un bel panino. In Toscana hai l’imbarazzo della scelta quando si tratta di scegliere con quale salume farcire la tua pagnotta; noi abbiamo optato per una buona dose di porchetta. 😉

E con la pancia piena noi abbiamo lasciato San Gimignano per fermarci poi alla tappa successiva, Volterra, che però ci ha un po’ deluso.
A differenza di Siena, che invece abbiamo adorato, ma questa è un’altra storia…
e un altro post
. Stay tuned!

Il primo passo

Il primo passo è sempre il più difficile.
Stare fermi impone una certa staticità, una roba da prurito, ma la staticità è in qualche modo sicurezza. Per fare un passo, innanzitutto, occorre stabilire in quale direzione allungare la gamba e non sempre è così facile stabilire dove andare. Già solo questa prima fase è così spaventosa che, talvolta, è sufficiente per portare alla rinuncia.

Altre volte sai in che direzione muoverti, ma tra il dire e il fare, come si sa, c’è in mezzo il mare. Non so se ti è mai capitato, ma è come quando vuoi colmare una distanza con un salto e non sei sicuro di avere lo slancio necessario nelle gambe. Allora, stai lì e ti concentri. Visualizzi il punto di arrivo e ti concentri. Il tuo cervello cerca di inviare un segnale agli arti inferiori, tanto che senti un debole impulso percorrere il tuo corpo. Subito frenato. Neanche ti stacchi dal tuo blocco di partenza e ricomincia tutto da capo. Poi ti stanchi e abbandoni, rinvii il momento a data da destinarsi. E succede perché, come dice Gramellini:

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.

Perdere l’equilibrio fa paura. Presuppone momenti d’incertezza e caos e insicurezza.
Bisogna mettere da parte tutto questo per vedere la bellezza di quello che potresti ottenere sbilanciandoti.
E poi, semplicemente, fare quel passo. Il primo passo.