The Photo Challenge #26 – Relax

You say the word “relax“, I think about the sea.

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This picture was taken in Mykonos, a few years back, right before I graduated with my bachelor’s degree in Communication Studies. Mykonos is typically very crowded with tourists in the summer, but I happened to be there in late september, off-season. In my opinion, that is the best period to visit such an island because you have two opportunities at the same time: enjoy the beauty of the island and relax during the day and have a lot of fun during the endless dancing nights.

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Giramenti di testa… e non solo

Ormai siamo tutti pienamente coscienti che le campagne pubblicitarie (e non solo!) che vediamo su giornali e riviste e sui cartelloni stradali sono ampiamente ritoccate. Però, è solo quando lavori in pubblicità che ti rendi conto delle assurdità che i clienti non si fanno scrupoli a chiedere, specialmente se si tratta di immagini “fashion”.

Breve esempio pratico:
Chiama il cliente. Gli piace lo scatto, gli piace il trattamento fatto in post produzione, com’è logico che sia vuole fare qualche ulteriore ritocchino maybe-photoshopperché se i modelli sono umani non ci piacciono, meglio renderli più simili ad alieni umanoidi. Quindi, via con la lista delle modifiche da fare. Togli questo pelo qui, aggiungi un’ombrina sul naso, snellisci la circonferenza del braccio, togli un paio di nei, eccetera eccetera. Dopo 20 minuti e una serie di modifiche che cambiano i connotati al soggetto, arriva la perla.

“E poi, ultima cosina. La testa, ecco. La puoi girare?

“In che senso, scusa?”

“Eh, invece che questo mezzo profilo di tre quarti, la puoi mettere dritta? Girarla, hai capito?

Sì, certo. Ho capito.
Aspetta un po’ che chiamo l’esorcista e sento cosa si può fare
.
Nonodiotutti. Nonodiotutti. Nonodiotutti.

Stoner

Non c’è descrizione migliore di Stoner di John Williams che quella contenuta nella prima pagina del libro:

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo.

coperstonerLa trama di Stoner è tutta qui e so che, detta così, sembra noiosa. Io stessa ho dubitato sul livello d’interesse che un libro così avrebbe potuto suscitarmi. Non avere dubbi, leggilo! Leggilo perché John Williams è riuscito laddove molti hanno fallito; attraverso una scrittura priva di fronzoli, ma estremamente accurata, è riuscito a trasmettere tutta la verità che c’è dentro una vita. Quale che sia il risvolto che il destino ha in serbo per il protagonista, il lettore lo vive con lui e fa esperienza delle situazioni insieme a Stoner.

Ecco, Stoner.
William Stoner, protagonista del libro, è un personaggio così vero che facilmente il lettore riesce a entrare in relazione con lui. Non è un eroe, non è un villain, non è qualcuno di speciale, non è una persona ordinaria a cui accade qualcosa di fantastico. Vive una vita molto dimessa senza che ci sia mai un exploit, un momento di grande svolta nella sua vita.
Durante il romanzo si fa il tifo per Stoner, ci si arrabbia con Stoner, lo si compatisce, si incrociano le dita per lui, non lo si comprende e lo si può anche disprezzare, come nel momento in cui lascia che la moglie lo allontani dalla figlia. Ma Stoner non è mai indifferente al lettore e la sua vita potrebbe essere la vita di chiunque di noi, senza che essa sia meno della vita di chiunque altro solo perché non si raggiunge il successo o non si tagliano grandi traguardi.

Questo è Stoner: un romanzo che ti fa capire quanto anche la più statica e normale delle vite sia in realtà tanto, tanto bella. Per questo, sono convinta che finirò per rileggerlo e sono estremamente grata sia a John Williams per averlo scritto, sia alla persona che me lo ha fatto scoprire.