Zen mode: NOT FOUND

Il Capo: “Mmm, non avevi un cazzo da fare questa settimana, eh? Non hai fatto un cazzo…”

Il Dipendente: “Eh, in effetti questa settimana ho fatto appena più di te…”

Certe cose bisognerebbe poterle dire e basta. Ci farebbe un gran bene farle uscire fuori, nell’aria, dove non possono roderci il fegato perché ormai non ci appartengono più. A certe orecchie, farebbe bene ascoltarle certe risposte. Così forse capirebbero che la lingua alloggiata nel loro stesso cranio è stata inopportuna.

E invece no, occorre inserire la modalità zen. Ma vaffanculo, io la modalità zen non ce l’ho mai avuta.

zenasfuck

Sorry Ma’am

<English version here>

È successo, di nuovo.

È solo una mattina a caso, come centinaia di altre. Prendo l’autobus per andare a lavorare e cerco un posto per sedermi quando sale una scolaresca a bordo. Ragazzini chiassosi, ridono e chiacchierano e urlano. Li invidio: com’è possibile che i  bambini siano così vivaci e piena di energia di primo mattino mentre io vorrei solo che la mia sveglia si sciogliesse per non suonare mai più?

Sono completamente persa in questo pensiero, quando un ragazzino mi viene addosso con il suo zaino. Si gira, mi guarda e dice: “Scusi, signora”.
Scusi. S I G N O R A…
Penso di aver borbottato qualcosa. Nella mia testa penso: “Signora? Potrei essere tua sorella… beh, forse non proprio tua sorella, ma non sono così vecchia, piccolo maledetto. Quanti anni ho pure, 22? “. Poi mi ricordo che non ho più 22 anni. Poi mi ricordo che, fino a un paio di anni fa, i trentenni mi sembravano al limite dell’anzianità. Il pensiero istintivo che quel ragazzino volesse provocare si dissolve.

Non mi abituerò mai a essere chiamata signora.

Oh God! It happened again.
It was just a random morning, like hundreds of others. I took the bus to go to my workplace and I was looking for a seat when a bunch of schoolchildren got on board. They were rowdy, laughing and chatting and screaming and I was really envying them: how comes children are so lively and full of energies at 8:30 am while, every morning, I just wish my alarm clock would melt to never ring again?

I was totally lost in this thought when a little boy hit me with his back pack. He turned, looked up at me and said: “Sorry Ma’am”.
Sorry MA’AM…
I think I just mumbled something. In my head I was like: “Ma’am? I could be your sister… well, maybe not your sister but I’m no so old, you little tadpole. What am I again, 22?”. Then I remembered I’m not 22 anymore. Then I remembered that up until a couple of years ago people who turned thirty seemed so old to me. My instinctive thought that the boy was provoking me just disappeared.

I’m never getting used to be called Ma’am.