Guazzabuglio – Accaduto per strada #1

Trovo che la superstizione sia una cosa buffa e buffi sono gli episodi che scaturiscono da essa. Immagina questo (realmente accaduto).
Bologna, un tiepido giorno di metà autunno. Fermata dell’autobus, un autobus che non passa neanche lontanamente agli orari indicati dalle tabelle orarie. Accanto a te solo un nonnino che pazientemente aspetta scrutando il traffico cittadino. Motorini che fanno slalom fra le macchine, rari ciclisti che sfidano la sorte su una delle arterie più pericolose della città, un taxi e… un carro funebre col suo mesto carico che si ferma proprio alla tua altezza. La reazione del caro nonnino è immediata: il pollice si chiude su medio e anulare raccolti, nel gesto di fare le corna.
Ora, doveva essere una brutta giornata per gli autisti del carro funebre. Insomma, già il lavoro non deve essere il massimo della gioia, c’era traffico, magari era l’ennesimo trasporto del giorno. Sta di fatto che, quello dei due che stava sul sedile del passeggero, risponde con un altro gesto altrettanto ancestrale, ovvero alzando il dito medio.

Non sto a riportare la sequela di improperi in cui è esploso il dolce nonnino, ormai trasformatosi in un campione di bestemmie, dico solo che ho dovuto affondare la faccia dentro la mia sciarpina per non far vedere che me la stavo ridendo di gusto.

E tu, sei superstizioso? Hai assistito a qualche scena simile? Raccontami tutto nei commenti!

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Proverbio metropolitano

Ogni mattina in autunno, quando ricominciano le scuole, un lavoratore si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di un’orda di quattordicenni brufolosi e scazzati se vuole riuscire a salire sull’unica corriera che lo può far arrivare puntuale a lavoro.
#sadstory #truestory

Un primo anniversario

Mi sembra quasi impossibile, eppure il calendario non mente.
Il 15 settembre 2017, dopo più di un anno di lavori di ristrutturazione, infiniti giri per scegliere piastrelle, mobili, rubinetterie (e chi più ne ha più ne metta), deliranti telefonate per riuscire ad attivare le utenze e altri, molti altri, vari intoppi, io e il mio ragazzo siamo entrati nella nostra bella casina per iniziare un’avventura sulla quale molti ci avevano messo in guardia: la convivenza.

A un anno di distanza posso dire che, forse perché avevamo messo in conto l’idea che potesse accadere o forse perché siamo fortunati o forse perchè è semplicemente così che doveva andare, non c’è stato quasi nessun bisogno di adattarsi alla novità. Niente litigate cosmiche, nessun bisogno di discutere per arrivare a improbabili compromessi.
“E allora? litigate, eh?”
“Mah, veramente no…”
Quasi nessuno ci ha creduto, lo si vede dalla faccia che pensano che nascondiamo i nostri bisticci sotto il tappeto, ma è andata proprio così. Certo, ogni tanto occorre ancora trovare la quadra su alcuni aspetti della vita insieme, ma ogni cosa è venuta così naturale che, anche se questa attività non dovesse cessare mai (e lo dico perchè credo sarà proprio così), non sarà un gran peso.

E, al momento, la cosa più bella è ancora ritrovarsi a cucinare, a fare i pelandroni sul divano, ad andare alla spesa, a pensare come decorare le pareti, a darsi il bacio della buonanotte, ma sì, anche a fare le pulizie, tutto rigorosamente insieme.