D’amore e (dis)accordo

Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti.
Friedrich Nietzsche

È un cattivo gusto che non ho mai avuto. Non mi è mai interessato piacere a tutti nè andare d’accordo con chiunque. Lo trovo assolutamente impossibile, a meno di non avere alcuna idea propria nè convinzione. O di non voler lottare per le proprie convinzioni, trovando più semplice dare ragione al proprio interlocutore, salvo poi fare la stessa cosa con il successivo, anche se i due punti di vista proposti sono diametralmente opposti.

È una tendenza che proprio non ho nella mia indole e che a volte ho quasi (e sottolineo il quasi) invidiato ad altri perché essere fedele alle proprie idee può essere molto faticoso e può finire per metterci contro altre persone o farci perdere delle amicizie. Eppure, non posso farne a meno: non riesco a essere una bandiera che va dove soffia il vento, una voltagabbana, una che dice con leggerezza le cose più disparate pur di andare d’accordo con chicchessia.

È questo che tante volte manca: si può anche non essere d’accordo, restare ognuno della propria idea, e sentirsi arricchiti da una conversazione, senza che l’uno debba per forza persuadere l’altro e viceversa. E poi si continua per la propria strada.

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Letture invernali

I due mesi appena trascorsi sono stati intensi e faticosi e non so ancora se porteranno frutti o no. Dita incrociate!
Nel frattempo, comunque, ho continuato a leggere romanzo su romanzo e voglio inaugurare marzo condividendo le mie impressioni sui quattro libri che ho letto negli ultimi tempi.

Quel che resta del giorno (Kazuo Ishiguro) – Di Ishiguro avevo letto soltanto “Non lasciarmi” e, dato il recente premio Nobel, volevo approfondire un po’ la sua conoscenza. Diciamo che ho capito il perché abbia vinto un premio tanto prestigioso. Pochi scrittori sono in grado di rendere un libro come questo, dal ritmo estremamente lento, tanto interessante da leggere, per nulla noioso.

Piccoli suicidi fra amici (Arto Paasilinna) – “Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia“. Questa la prima frase di un romanzo che in realtà strappa al lettore più di una risata e che lo fa riflettere sul potere della condivisione. Probabilmente non il romanzo perfetto, con una narrazione fatta di alti e bassi, ma che si legge più che volentieri.

Lo scrittore fantasma (Philip Roth) – Primo libro di una quadrilogia, questo breve testo di Roth mi ha convinta. Con una terza parte assai particolare, si conferma lo stile crudo e diretto di uno scrittore che sto davvero apprezzando.

 

La formula del professore (Yoko Ogawa) – Questo è un libro che, tra le altre cose, parla della bellezza della matematica. Ora, il mio rapporto con la matematica è tutt’altro che sereno, per cui mi ero avvicinata a questo romanzo con un po’ di diffidenza. Sono stata felice di ricredermi. Sì, ok, non credo lo citerò mai tra le mie letture preferite, eppure questo romanzo ha qualcosa di incantevole che si dispiega fra le pagine.

Se anche tu hai letto qualcuno di questi libri, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Dai, spara!

Dizionario delle atrocità

Asappissimo – Superlativo di “asap”, acronimo inglese di “As Soon As Possible”, basta dire “prima possibile” o “quanto prima”;
Engaggiare (il fan di una pagina Facebook) – dall’inglese “to engage”, basta dire “coinvolgere”;
Forwardo – Voce del verbo “forwardare”, dall’inglese “to forward”, basta dire “inoltrare”;
Lovvo – Voce del verbo “lovvare”, dall’inglese “to love”, basta dire “amare”;
Screenshotto – Voce del verbo “screenshottare”, dall’inglese “screenshot” che non è manco un verbo, ma un sostantivo! Comunque basta dire “fai uno screenshot”;
Sharo – Voce del verbo “sharare”, dall’inglese “to share”, basta dire “condividere”;
Shootare (una foto) – dall’inglese “to shoot”, basta dire “scattare”.

Ora, ditemi, qual è il vostro problema?


PS
Ad ogni modo, mi dossocio anche dall’immagine. Un polso messo in quel modo lì si rompe molto prima di riuscire a rompere qualcosa…