L’altro lato del mondo

Voglio partire con una dichiarazione: non avevo mai letto niente di simile a questo libro. Ne consegue direttamente che sono stata felicissima di affondare il naso questo romanzo di Mia Couto, scrittore contemporaneo di origini mozambicane. Che poi mi sia piaciuto veramente tanto è solo la ciliegina sulla torta.

Jesusalém, titolo originale dell’opera, composto dalle parole portoghesi Jesus e além (oltre, al di là di), è la città fittizia creata da un padre delirante all’interno di un vecchio parco safari abbandonato, per sfuggire a una realtà che non può accettare. Creatore di un mondo alternativo, dove non è permesso pregare nè piangere, leggere nè scrivere, questo padre trascina con sè i due figli, il cognato e un ex militare, il braccio destro e armato del gruppo. Ma a ben vedere, vi è anche un sesto personaggio, non presente ma sempre, costantemente evocato: la madre dei ragazzi, Dordalma. È proprio intorno al mistero della madre che ruota il romanzo, è la sua morte a determinare il folle esilio del padre che cerca di convincere i familiari che al di là di Jesusalém non c’è niente, che tutto il resto del mondo è scomparso.

Intenso, a tratti spruzzato di realismo magico e punteggiato di poesia. Così è questo romanzo, in cui occorre immergersi totalmente per far affiorare e collegare fra loro i tanti temi che lo compongono: la colpa, la vergogna, l’omissione, il silenzio. Una volta trovati tutti i tasselli si forma un puzzle bellissimo, brutale e spiazzante. Da parte mia, posso solo consigliarti di iniziare a cercarli.

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Nel guscio

È facile comprendere perché l’ultimo romanzo di Ian McEwan abbia suscitato molte critiche e innumerevoli discussioni. Molti sono i detrattori, altrettanti i sostenitori; io faccio parte del gruppo rappresentato dai secondi. Per quanto mi riguarda, McEwan si conferma uno scrittore geniale e di puro talento.

“Nel guscio” racconta una storia di tradimento e delitto da un punto di vista estremamente originale: quello di un bambino non ancora venuto al mondo.
Feto che, pur innocente, si ritrova suo malgrado a partecipare al complotto della madre e dello zio, suo amante, nell’uccisione del padre. Ti ricorda qualcosa, vero?
Ebbene sì, McEwan si è ispirato all’Amleto di Shakespeare e così come il protagonista della tragedia, il protagonista di questo libro pensa e si interroga sui grandi temi della vita e denuncia la corruzione del mondo nel quale si ritroverà a vivere nel giro di pochissimo tempo. Perché non sarebbe McEwan se non ci fossero riflessioni contestualizzate sul mondo e sulla società odierna:

La vecchia Europa si gioca a testa o croce i propri sogni, incerta fra paura e compassione, fra accoglienza e rifiuto. Commossa e generosa questa settimana, ruvida e pragmatica la prossima, vorrebbe essere d’aiuto ma detesta condividere o rinunciare a ciò che ha.

È in questo che molti hanno individuato una debolezza fatale alla struttura del libro. Come può un feto sapere e ragionare di queste cose?
Dal mio punto di vista, domanda non più rilevante di come la lettera di accoglienza faccia ad arrivare nelle mani di Harry Potter. In ogni opera di finzione l’instaurazione della suspension of disbelief è un momento fondamentale: prima di procedere al giudizio occorre accettare la prospettiva dell’autore, senza irrigidirsi. Forse in questo caso non è semplicissimo fare questo patto con l’autore, ma alla fine, vedrai, ne vale assolutamente la pena.

Inquietante
, come nella miglior tradizione di McEwan, questo monologo interiore, a tratti crudo e dolente, punteggiato di humor nero, è una piccola perla, tragicamente lucente. È il rivivere del dubbio di Amleto e di tutto lo sbigottimento che possiamo provare di fronte alla fragilità e volubilità umana.

A volte ritorno

Che potrebbe sembrare un titolo adatto a un post in questi tempi di latitanza, e invece è il titolo del romanzo di John Niven che ho appena finito di leggere. Un romanzo che mi è piaciuto da morire e che parte da una premessa davvero divertente: Dio si prende una settimana di vacanza in paradiso, che corrisponde a circa 400 anni di tempo terrestre. Parte che sulla terra sta avvenendo il Rinascimento e torna per trovare il mondo e le sue amate creature, gli esseri umani, nel caos più assurdo. Si incazza come una bestia. Già, hai proprio capito bene!

La visione del paradiso e dei suoi frequentatori proposta da Niven è esattamente come mi piace, da atea quale sono, immaginare la questione. E per il personaggio di Dio vale la stessa considerazione. Un credente potrebbe pensarlo blasfemo, ma a me Dio che dice le parolacce e fuma spinelli, ride e scherza, soffre e piange è piaciuto tantissimo. D’altra parte se siamo stati creati a sua immagine e somiglianza allora anche questo ha senso. Soprattutto, Dio se ne frega se crediamo in lui o no, l’importante è che tutti seguano l’unico comandamento che davvero conta ovvero “fate i bravi!“.

E, per riprendere la trama, in sua assenza gli esseri umani non hanno fatto i bravi per niente. Occorre quindi prendere delle contromisure per strappare quante più anime possibili alle grinfie della concorrenza, il sulfureo Lucifero (sì, c’è anche lui). È così che gli occhi di Dio si posano su suo figlio e un pensiero prende forma, per la seconda volta nella storia del pianeta Terra…

Divertente, irriverente, ironico ma dal contenuto in fin dei conti più che serio. “A volte ritorno” è un romanzo che consiglio a chiunque, credente o meno. I primi forse non apprezzeranno del tutto la prima parte del libro, ai secondi assicuro più di qualche risata.