Trilogia di New York

Come poter definire i tre romanzi che compongono la “Trilogia di New York” di Paul Auster? È davvero una domanda difficile, ma quello che posso dire con assoluta certezza è che all’autore bastano due pagine per trascinare il lettore in una corrente sotterranea di inquietudine che non molla mai la presa. Aggiungi a questo senso di disagio una buona dose di “ma ci sto capendo qualcosa?” e sappi che la risposta sarà probabilmente no.

Trilogia di New York è un gioco di scatole cinesi, di piani paralleli, di trucchi da abile illusionista. Tutto è vero e tutto è menzogna, sino alla fine fiction e realtà sono inesorabilmente intrecciate, indistinguibili. Proprio per questo (e qui mi permetto una piccola divagazione) la trilogia di Auster mi ha ricordato un’altra trilogia che ho davvero amato, quella della città di K. I tre romanzi trattano le stesse tematiche e tutti i personaggi si muovono in un’atmosfera allucinata, da teatro dell’assurdo. Le storie narrate (e metanarrate!) si intersecano e rincorrono, la lettura è una spirale vertiginosa ed è per questo che a volte il lettore si sente confuso e smarrito, un po’ come quando si scende dalle montagne russe.

Paul Auster ci vuole belli svegli, curiosi, vuole rendere i suoi lettori investigatori, un po’ come i suoi personaggi. Ed esattamente come loro, vuole portarci al fallimento per svelare la verità dietro alle sue storie.
Insomma, “Trilogia di New York” è un libro complicato, che il lettore si deve veramente sudare e che, volente o nolete, ti entra sottopelle e ti costringe a lambiccarti il cervello. Una lettura difficile ma, e forse anche proprio per questo, affascinante.

Annunci

Letture estive 2018 – vol. II

Ed ecco qui gli altri titoli che ho letto negli ultimi tempi con tanto di (s)consigli di lettura.

Cassandra (Christa Wolf) – Il racconto della vita, dall’infanzia al compiersi del suo destino, di colei che era destinata a non essere creduta. Quasi un saggio sui meccanismi inarrestabili della guerra, sulla rovina portata dai giochi di potere, sulla perdita dell’umanità, sul coraggio e sulla solidarietà femminile. Molto interessante ma la lettura non è semplice, forse per la traduzione a tratti confusamente aulica.

Il dio delle piccole cose (Arundhati Roy) – Un libro dal quale non sono riuscita a staccarmi, ogni momento era buono per infilare il naso fra le pagine. Una narrazione che avvince il lettore sin dalle prime pagine per trascinarlo fino all’inevitabile, un non detto costantemente presente, un evento capace di cambiare intere vite. Consigliatissimo!

Scorre la Senna (Fred Vargas) – Un giallo, d’estate, ci sta sempre bene. I tre racconti che compongono questo volumetto sono però trascurabili.

Musica (Yukio Mishima) – Una paziente manipolatrice e uno psicanalista “da manuale” per un’investigazione di un caso di frigidità. “Musica”, per me, è un romanzo strano, che non mi ha convinta fino in fondo. Ciononostante, il libro presenta spunti interessanti ed è scritto bene per cui sono incline a dare a Mishima un’altra possibilità, magari con una delle sue opere più riuscite.

Americanah (Chimamanda Ngozi Adichie) – Questo romanzo tratta tantissimi temi diversi e tutti profondi come la razza (o la sua invenzione), l’immigrazione/emigrazione, la costruzione e/o il plasmarsi di una nuova identità quando si vive in un Paese diverso da quello di origine e, non ultimo, l’amore. Perché sì, alla fine è un romanzo che parla anche d’amore. E, a me, ha fatto venire una gran voglia di cercare su Google i capelli al naturale di Michelle Obama. Leggilo e capirai il perché!

Hai letto qualcuno di questi libri? Ti sono piaciuti?

Letture estive 2018 – vol. I

Ed eccoci con l’ormai immancabile rubrica (senza titolo) dedicata alla carrellata dei libri che ho letto nell’intervallo tra una puff! sparizione e la conseguente puff! riapparizione su questi schermi, con altrettanto immancabili (s)consigli di lettura.

L’opera al nero (Marguerite Yourcenar) – Mi sento quasi in imbarazzo a scriverlo, ma questo libro proprio non lo consiglio. Marguerite Yourcenar sarà anche un mostro sacro, ma il suo stile di scrittura mi ha fatto addormentare sulle pagine più di una volta. Meglio della forma è il contenuto, ma anche questo a tratti decisamente troppo ampolloso per i miei gusti.

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (Éric-Emmanuel Schmitt) – Un romanzo breve che scorre leggero, ma che va in profondità. Per questo si rivela una piccola perla!

Le nostre anime di notte (Kent Haruf) – Una storia molto realistica raccontata con uno stile delicato, eppure capace di toccare le corde giuste. Un romanzo che tratta della solitudine, del suo superamento e del bisogno dell’uomo di creare legami in tutte le fasi della vita.

Olive Kitteridge (Elizabeth Strout) – Un romanzo composto tra 13 racconti che hanno come filo conduttore la presenza, più o meno ingombrante, di Olive Kitteridge. 13 fotografie schiette e impietose di vite più o meno ordinarie e quindi, in definitiva, della condizione umana. Questo libro merita di essere letto e non solo perchè ha vinto il Pulitzer nel 2009…

La banda dei brocchi (Jonathan Coe) – Un ritratto dell’Inghilterra anni ’70 sospesa tra questioni sindacali e l’avvento della Thatcher, tra il rock progressivo e la nascita del punk, tra perbenismo e questione irlandese. Il tutto con lo stile di Coe, che a me piace proprio tanto.

Hai già letto qualcuno di questi libri? Li consiglieresti oppure no?