The Photo Challenge #20 – Quest

Last november my boyfriend and I visited Brussels. We loved the city and we walked hours and hours in order to see each and every thing we had planned to.
We visited the Atomium and Magritte’s museum, we lost track of time in the majestic Grand Place, we watched the two different spirits of Sainte-Catherine melding together and, of course, we went to see the Manneken Pis, a small bronze statue, portraying a child peeing, that has become the city symbol.

While we were standing there our Lonely Planet guide informed us that the Manneken Pis has two little friends, Jeanneke Pis which is a girl peeing and Zinneke Pis, a dog that does the same. It was our first day in the city and we had to look at the map anyways, so we decided to track the other statues down while visiting the city center. Our quest had begun.

questinbrux

As you can see we found the dog, but the girl, she must be hidden pretty well somewhere. We spent almost 2 hours circling around the area where she was supposed to be, but we could not find her. It had become a challenge with ourselves. We totally lost.
It was the most unsuccessful quest of all time, but it was fun and every time we recall it we burst into laughters.

It’s kind of a life lesson too: sometimes it doesn’t matter if you find what you’re looking for at the end of the journey, what matters is what you see and learn during and the fun you have while you’re going.

Autunno – To Autumn

<English version here>

Svegliarsi alla mattina e sentire l’aria fresca mentre ci si toglie il lenzuolo di dosso.

Il chiacchiericcio fitto degli adolescenti che fanno capannello davanti alle porte
dei licei.

Le maniche che si allungano progressivamente, a coprire quanto resta dell’abbronzatura sulle braccia.

Una cicala solitaria, dura a morire, canta solo nelle prime ore del pomeriggio.

Il giallo che si insinua nel paesaggio.

La luna chiede più spazio al sole, la notte al giorno.

La natura è saggia: sa che un po’ deve morire per poter rinascere più forte.

Autumn Background

Wake up in the morning and feel the fresh air while you move the bed sheet away.

The dense chatter of teenagers who crowd in before the highschools’ doors.

The sleeves that lengthen gradually to cover the remains of tanning on the arms.

A die hard, lonely cicada only sings in the early afternoon.

The yellow meanders through the landscape.

The moon asks the sun for more space and the same does the night to the day.

Nature is wise: she knows she must die a little to be reborn stronger.

Stoner

Non c’è descrizione migliore di Stoner di John Williams che quella contenuta nella prima pagina del libro:

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo.

coperstonerLa trama di Stoner è tutta qui e so che, detta così, sembra noiosa. Io stessa ho dubitato sul livello d’interesse che un libro così avrebbe potuto suscitarmi. Non avere dubbi, leggilo! Leggilo perché John Williams è riuscito laddove molti hanno fallito; attraverso una scrittura priva di fronzoli, ma estremamente accurata, è riuscito a trasmettere tutta la verità che c’è dentro una vita. Quale che sia il risvolto che il destino ha in serbo per il protagonista, il lettore lo vive con lui e fa esperienza delle situazioni insieme a Stoner.

Ecco, Stoner.
William Stoner, protagonista del libro, è un personaggio così vero che facilmente il lettore riesce a entrare in relazione con lui. Non è un eroe, non è un villain, non è qualcuno di speciale, non è una persona ordinaria a cui accade qualcosa di fantastico. Vive una vita molto dimessa senza che ci sia mai un exploit, un momento di grande svolta nella sua vita.
Durante il romanzo si fa il tifo per Stoner, ci si arrabbia con Stoner, lo si compatisce, si incrociano le dita per lui, non lo si comprende e lo si può anche disprezzare, come nel momento in cui lascia che la moglie lo allontani dalla figlia. Ma Stoner non è mai indifferente al lettore e la sua vita potrebbe essere la vita di chiunque di noi, senza che essa sia meno della vita di chiunque altro solo perché non si raggiunge il successo o non si tagliano grandi traguardi.

Questo è Stoner: un romanzo che ti fa capire quanto anche la più statica e normale delle vite sia in realtà tanto, tanto bella. Per questo, sono convinta che finirò per rileggerlo e sono estremamente grata sia a John Williams per averlo scritto, sia alla persona che me lo ha fatto scoprire.