Tre ore di pura follia

Dopo “Io sono leggenda, mi era rimasta voglia di leggere altro di Richard Matheson. Il caso ha voluto che, durante un giro non programmato in biblioteca, mi capitasse fra le mani “Tre ore di pura follia”.

3oreNiente fantascienza stavolta. La storia si svolge effettivamente nel giro di poche ore e narra di Vincent, ex-pianista professionista, che, fuggendo dal manicomio nel quale era internato, percorre la via della vendetta con una sua lucidità tutta distorta. Nonostante le nefandezze e le violenze di cui si macchia, è impossibile non provare pena per il protagonista, un venticinquenne reso pazzo dalla severa, anaffettiva e cieca educazione di un padre che vede nel figlio soltanto la possibilità di plasmare un grande artista.

La narrazione di Matheson è precisa e asciutta, quasi ridotta all’osso, ed è proprio grazie a questa sua caratteristica che riesce a dispiegare le spire della psiche malata di Vincent. Il linguaggio, nonostante sia anch’esso privo di fronzoli, è talmente puntuale che per il lettore è facilissimo immaginare (o meglio, direttamente vedersi davanti agli occhi) un bel thriller, di quelli che ti tengono incollato alla sedia.

E niente, ho ancora voglia di leggere qualcosa di Matheson.

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