Quando Teresa si arrabbiò con Dio

La libertà non è la ribellione, ma piuttosto la pratica di una fantasia senza limiti all’interno delle restrizioni imposte dal potere.

coper_dondemejorSe ti capita tra le mani “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” di Alejandro Jodorowsky, ricorda che il titolo italiano ha ben poco a che fare con il contenuto del libro, il cui titolo originale è “Donde mejor canta un pájaro” (letteralmente, Dove un uccello canta al meglio).

La rabbia di Teresa contro Dio è soltanto il punto di partenza della narrazione che l’autore imbastisce per trasferire al lettore le vicende che portano la famiglia Jodorowsky, di origine ebrea, a intraprendere un viaggio che dalla Russia la condurrà fino al Cile. Il cognome non è un caso; l’autore si è ispirato alle vicende della propria famiglia, ma credimi, il libro non è certo una biografia.

Infatti, ogni vicessitudine prende spunto dalla realtà, ma i fatti vengono immediatamente trasfigurati da una fantasia dilagante e surreale, tipica dei nostri sogni più assurdi, dove tutto è accettabile e niente viene catalogato come impossibile. In questo, lo stile di Jodorowsky ricorda da vicino quello di altri autori sudamericani come la Allende, Amado e García Márquez, quest’ultimo maestro assoluto del mito e del realismo magico.

Ne risulta che, di fatto, la trama del libro non è poi così importante; ciò che conta è lasciarsi trasportare da una immagine onirica alla successiva senza opporre resistenza e godersi gli sprazzi di follia che Jodorowsky offre al lettore nel raccontare la sua epica, gloriosa e al tempo stesso miserabile, saga familiare. Parola di Jodorowsky stesso:

Comunque la realtà è la trasfigurazione progressiva dei sogni, non c’è altro mondo se non quello onirico.

5 cose da fare a Vienna

Non paga del bel viaggio fatto 5 mesi fa a Bruxelles e Bruges, la settimana scorsa ho preso un treno notte (da incubo, ma non voglio soffermarmi su questo, almeno per ora) e sono andata a Vienna.

Rispetto a Bruxelles, Vienna mi è sembrata totalmente un altro mondo; altrettanto bella, ma di una bellezza diversa, altera e più fredda. Vienna è magnificenza, ma senza ostentazione. È così, semplicemente così. La città intera trasuda ancora il suo retaggio di capitale dell’impero asburgico; gli edifici sono imponenti, barocchi e le strade larghe e lunghissime.

A Vienna, eccezion fatta per quanto sta all’interno della Ring Strasse, niente è così vicino come sembra. Motivo per cui 4 giorni decisamente non bastano per vedere tutto, dentro e fuori. Tuttavia, hai tempo a sufficienza per fare queste 5 cose:

  1. Improvvisa un valzer dentro al castello di Schönbrunn! Poco importa se gli altri turisti ti guardano male e comparirai nelle foto di qualche giapponese riuscito a sfuggire al controllo degli attentissimi guardasala. Per un giro o due potrai sentirti catapultato indietro nel tempo e respirare a pieno un’atmosfera che non ho parole per descriverti;
  2. Ammira i giochi di luce della Hochstrahlbrunnen a Schwarzenbergplatz. Che sia di notte o di giorno, la fontana di Hochstrahl offre uno spettacolo suggestivo; illuminata da luci diverse al calare della sera, nelle giornate di sole è possibile vedere l’arcobaleno stagliarsi sullo sfondo dei suoi alti spuzzi d’acqua;
  3. Libera il golosone che c’è in te! Sarò un’italiana atipica, ma ovunque vado riesco a trovare cibi locali che mi piacciono da morire. Soprattutto, rifuggo qualsiasi posto dove posso mangiare cibi della mia cucina. Vienna offre 4/5 specialità tra piatti principali e dessert. Da provare assolutamente, la classica Kalbswiener (schnitzel) al ristorante Sperl e, per riprendere le forze a metà pomeriggio, una bella fetta di Sachertorte al Café Central, attivo dal 1876;
  4. Gioca a “le belle statuine”! Sì, proprio come il gioco che facevamo da bambini. A Vienna, c’è una statua in ogni angolo, vicolo, incrocio, sottopassaggio… insomma, dovrei aver reso l’idea. Alcune di queste sono in posizioni, diciamo così, non convenzionali. Farci una foto accanto, assumendo la stessa identica posizione, è d’obbligo;
  5. Tra una tappa e l’altra, concediti una pausa rilassante in uno degli innumerevoli parchi che punteggiano la città. A Vienna non mancano di certo le aree verdi, caratterizzate da splendide aiuole fiorite e laghetti artificiali. E il bello è che, nonostante si trovino in pieno centro città, l’unico suono che puoi sentire è il cinguettio degli uccelli.

PS
Vienna è molto bella e questo è un breve articolo che riporta una personale esperienza di viaggio, ma c’è una cosa che voglio dire ugualmente.
Sicuramente non sono una persona informata di tutti i fatti e non sono in grado di elaborare chissà quale pensiero politico illuminante. Tuttavia, cari austriaci, vedervi costruire un muro di filo spinato al Brennero è:
1) inquietante da morire, soprattutto considerando che parlate tedesco;
2) avvilente. Perché Vienna non avrà un sassolino fuori posto nè una mezza cartaccia per terra e sarà anche la città più vivibile d’Europa, ma l’umanità è un’altra (e più importante) cosa.

The photo challenge – #7 Future

bookmark

When I graduated from high school, almost 9 years ago, my English teacher gave me (and the rest of my schoolmates) a bookmark, on which she had previously printed this poem by John Scharr. It was a goodbye gift.
I chose the colour green, but the poetry was the same for each and everyone of us. I have no idea what the others did with it, but I kept it and I’m still using it as my official bookmark.

I loved the poem then, I still do and I’d like to think that, by now, I’m starting to get the deep meaning of it. For this week’s challenge I decided to share this poem with you because I believe that facts actually prove that “the future is what you make it“.