Ricordo

Avevo 10 anni e facevo la quinta elementare quando ho letto per la prima volta “Il diario di Anna Frank. Forse ero troppo piccola per capire pienamente quello che stavo leggendo e la portata di quegli eventi così disastrosi, ma la sensazione di inquietudine che provai la ricordo ancora e molto bene.

Sensazione che si tramutò in orrore nudo e crudo quando lessi, al liceo, Se questo è un’uomo. Mesi e mesi per arrivare in fondo: ogni riga un pugno allo stomaco, un mattone che non ne voleva sapere di andare giù.Auschwitz-Birkenau Non credo di aver mai provato tanta pena e una simile sensazione di svuotamento come nel periodo in cui mi sono sforzata di leggere quel libro.

Dopo quei libri ne sono venuti altri insieme a poesie, immagini, saggi, film, ricordi dei miei nonni e di tanti altri nonni sopravvissuti. Continuo a leggere, a guardare, a studiare e mi rendo conto che attualmente nel mondo, lasciando stare l’ISIS, ci sono Paesi in cui l’orrore è presente e sfigura generazioni intere di uomini.
Mi rendo conto che posso capire solo fino a un certo punto e spero con tutte le mie forze di non trovarmi mai nella situazione di capire davvero. Ma dimenticare, no. Questo mai.

La lampadina

E poi improvvisamente
mentre stai facendo tutt’altro, che so magari stai in bagno o aspetti che il distributore aziendale sputi fuori la brodaglia che, in teoria, dovrebbe essere “caffè espresso”…
lampo di genio!

Non sai neanche bene cosa ti abbia scatenato l’intuizione assoluta; sai solo che, in fondo al cuore (o nei meandri del cervello, ma questo è un altro paio di maniche), lo hai sempre saputo.

Era tutto in quella lampadina. Sì, la lampadina bruciata che in 3 anni non avevi mai sostituito, principalmente per pigrizia, preferendo stare al buio pur di non andare in una fottuta ferramenta e comprare una cavolo di lampadina, salire su una maledetta scala e cambiarla.
A ben pensarci, mi aveva sempre dato fastidio e per un po’ non ho mancato di rimarcare che sarebbe stato bene sostituirla, quella lampadina. Poi, per non diventare pesante, non ho più detto niente, continuando però a pensare che era assurdo non adoperarsi per una cosa tanto piccola e tanto utile.

Ora capisco perché quella lampadina mi inquietava sempre. Era già l’ovvia metafora di quello che poi, ineluttabilmente, è successo.

PS
Promemoria per me: la prossima volta che ti dà fastidio qualcosa, non passarci sopra! Magari è importante.