Il fascino della Rocchetta Mattei

La Rocchetta Mattei non può che incuriosire.
Già da fuori, a un primo sguardo, richiede di essere capita.
Varcando la soglia si respira subito l’atmosfera magica che suscita e ti senti avvolto dal genio del personaggio che ha costruito una tale meraviglia e dal suo mistero.

L’occhio capta molto più di quanto il cervello riesca a processare. C’è tanto da vedere e ogni angolino è ricco di dettagli. Concentrarsi su un singolo elemento è quasi impossibile.
Il mix di stili architettonici racchiude nelle mura del castello influenze di diverse epoche e di tutto il mondo. È questa fusione di stili a rendere la Rocchetta Mattei un luogo ipnotico e fantastico, che sembra appena uscito da chissà quale favola.

Gli interni compiono poi il miracolo. Niente è quello che sembra. Succede così che hai l’impressione di vedere del laterizio, ma ti trovi davanti a legno dipinto. Ciò che sembra legno è cemento o cartapesta(!!). Le pareti non sono arricchite da arazzi, ma da dipinti che ne riproducono le trame e anche il soffitto che pensi sia di legno finemente intarsiato è in realtà dipinto.
[Continua dopo la gallery.]

La Rocchetta ti costringe a guardare davvero bene quel che ti trovi davanti, ti spoglia delle tue certezze e ti indica una via nuova di approcciarti al mondo che ti circonda. Che poi è un po’ quello che ti fa la vita durante il suo normale svolgersi. Non a caso, era un luogo di cura per coloro che non avevano trovato una soluzione nella medicina tradizionale. Cesare Mattei voleva curare l’uomo da ogni suo male. La sua Rocchetta deve aver sicuramente prodotto incredibili effetti benefici sulla psiche di quanti vi hanno soggiornato.

Te la consiglio. Ti riempie gli occhi di bellezza e il panorama circostante è molto rilassante. Le stanze sono così diverse fra loro che ognuna produce una sensazione diversa ed è bello lasciarle scorrere libere per vedere dove ti portano.
A me, che non ho mai avuto uno stile preciso, la Rocchetta ha dato la conferma che strano è bello, a patto che sia uno “strano” vero e non costruito artificialmente. E, soprattutto, mi ha ricordato che spesso ciò che sembra non è; una cosa di cui mi dimentico facilmente e che, invece, aiuta a vedere le cose in profondità, dove la loro verità è racchiusa.

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