Ode agli ostacoli

Ti può sembrare banale, ma non c’è niente di più vero del fatto che la crescita personale avviene nei momenti più difficili. Momenti che ti fanno anche soffrire, ma senza i quali il passare del tempo si limita a invecchiarti.

Quando gli ostacoli negativesti si parano davanti e sembrano insormontabili, lì hai una vera occasione di imparare nuove cose sulla vita e su di te.
Per quanto siano belli e necessari i periodi di “pace”, sono convinta che siano le avversità a permetterti di migliorare. Anche perché, una volta che le abbiamo alle spalle, se ci guardiamo indietro, possiamo dirci che ci siamo riusciti, a superarle.

Nel percorso hai sicuramente provato sensazioni negative, ma non ti capita mai di abbozzare un sorriso mentre le ricordi?
Forse è per questo che mi è piaciuto tanto Inside Out, l’ultimo film della Pixar. Mi ha ricordato che la tristezza è fondamentale per comprendere la gioia. D’altro canto, non è un caso se, da sempre, uno dei miei filosofi preferiti è Eraclito che, con la teoria dei contrari, sostiene che niente esiste se al contempo non esiste anche il suo opposto.

Tuttavia, lo ammetto: ho cercato di aggirare gli ostacoli senza comprenderli e imboccando una strada che non faceva altro se non riportarmi al punto di partenza. Ho cercato di evitare le sensazioni negative, ho cercato di conservare un equilibrio che in realtà non esisteva. Mi ero scordata dell’importanza di guardare in faccia le paure, il dolore, il malessere. Questi gli scogli su cui sbattere il muso fino a che non hai la forza e le capacità per saltarli o polverizzarli.

Questa ode agli ostacoli serve per non dimenticarmene mai più.

Castelli di rabbia

È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c’è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto.
E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l’hai fregato.

Castelli di rabbia, Alessandro Baricco

Il mio rapporto con Baricco non è semplice. A volte lo amo, a volte lo odio, ma credo che con lui non esistano mezze vie. Di tutti i libri suoi che ho letto, “Castelli di rabbia” è quello che mi ha lasciata più perplessa, perlomeno fino alle ultime 5 pagine. È in quelle ultime 5 pagine che tutto acquista un senso, tutto si collega, tutto esplode facendoti capire perché non c’è una vera e propria trama.

Ti arriva improvvisamente addosso una coscienza tutta nuova. Una consapevolezza diversa, una illuminazione. E quanto l’ho sentito vicino, Baricco, in quelle 5 pagine. Pur non avendo troppo amato il suo linguaggio a volte tronfio e il suo modo di scrivere, in certi punti troppo artificioso, non ho potuto fare a meno di rivedermi in quelle frasi. Perché io scrivo per liberarmi delle sensazioni negative, perché invento storie per buttare fuori pensieri e sensazioni che altrimenti ristagnerebbero per giorni nel mio cervello, consumando energie che devo e voglio impiegare altrove. Perché la rabbia è il vero motore dei miei castelli in aria, di tutte le parole che ho scritto sinora, con la penna, sempre su carta.

Tornando al libro, voglio darti un consiglio: leggilo tutto d’un fiato. Prenditi un giorno e leggilo tutto. Finzione e realtà, assenza di senso e significato, le prime 240 pagine e le ultime 5; tutto deve andare assieme e il viaggio, credimi, è molto, molto interessante.